Lo scorso 15 febbraio la Corte Costituzionale ha ammesso 5 dei 6 quesiti sulla giustizia di cui era stato chiesto il referendum abrogativo.
Tali quesiti riguardano i seguenti argomenti:
- Attribuzione di maggiori poteri alla “componente laica” nei Consigli Giudiziari.
Con l’attuale normativa i Consigli Giudiziari, esistenti presso ogni sede di Corte d’appello, sono composti oltre che da una maggioranza di magistrati ordinari, anche da alcuni avvocati e professori universitari in materie giuridiche, che costituiscono la c.d. “componente laica”. A quest’ultima non è data però la facoltà di partecipare alla discussione e alla votazione sulle questioni riguardanti i magistrati ordinari, ma solo su quelli onorari.
Con il referendum abrogativo si vorrebbe sopprimere tale limitazione per la “componente laica”, ampliando i poteri di controllo di quest’ultima. - Modifiche alle modalità di presentazione delle candidature dei magistrati al C.S.M.
Attualmente un magistrato che intenda candidarsi per essere eletto nel Consiglio Superiore della Magistratura (C.S.M.), deve presentare una lista con la firma di un certo numero di colleghi che lo sostengono.
Con il referendum si vorrebbe eliminare l’obbligo di presentazione delle firme di sostegno, per limitare l’influenza delle correnti nella magistratura. - Separazione delle funzioni dei magistrati.
Con la vigente normativa i magistrati possono passare, anche più volte nella loro carriera, dalla magistratura inquirente (i pubblici ministeri) alla magistratura giudicante.
Con l’approvazione del quesito referendario si vorrebbe evitare la possibilità di questi passaggi di funzioni. - Abolizione della “Legge Severino” ( D.lgs. n. 235/2012).
La c.d. “Legge Severino” stabilisce l’automatica incandidabilità, ineleggibilità e decadenza per parlamentari, membri del governo, consiglieri regionali, sindaci ed amministratori locali, in caso di condanna penale, anche non definitiva, per certi reati.
Con il referendum si vorrebbe evitare l’automaticità, rimettendo ai magistrati giudicanti di decidere, nel singolo caso, se si debba applicare anche la sanzione accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici. - Limiti all’applicazione della custodia cautelare.
Con l’abrogazione dell’articolo 274, comma 1, lett. c) del codice di procedura penale, si vorrebbe limitare la possibilità di applicare provvedimenti cautelari in carcere, prima della condanna definitiva.
Come si può vedere, i 5 requisiti referendari hanno un notevole tasso di “tecnicalità giuridica” e, quindi, non sono affatto di semplice comprensione sia nel loro contenuto, che per le conseguenze pratiche che potrebbero derivare dal loro accoglimento, non solo per i comuni cittadini, ma altresì per gli “addetti ai lavori”.
Poiché i referendum devono tenersi questa primavera (la legge stabilisce che le votazioni debbano avvenire nel periodo ricompreso fra il 15 aprile e il 15 giugno dell’anno di competenza) ed i grandi mezzi di comunicazione non si sono fino ad oggi curati di informare i cittadini su tali referendum, ITALIA A CONFRONTO ha organizzato, in collaborazione con il Dipartimento di Giurisprudenza dell’Università di Parma, una Tavola Rotonda che si terrà il prossimo venerdì 1 aprile, alle ore 15,30, nell’Aula Magna dell’Università di Parma.
Alla Tavola Rotonda prenderanno parte il Presidente emerito della Corte Costituzionale, prof. Cesare Mirabelli, ed altri importanti giuristi (come da allegata locandina), con i quali si cercherà di meglio comprendere i contenuti dei quesiti referendari e le conseguenze del loro eventuale accoglimento.
Seguiranno alcuni interventi programmati ed il dibattito.



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