Dopo la Tavola Rotonda della scorsa primavera, sui Referendum in materia di Giustizia, per la seconda volta quest’anno ITALIA A CONFRONTO ha organizzato, in questa bella e solenne Aula Magna, un convegno, grazie alla disponibilità dell’amico Giovanni Francesco Basini, Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, e alla essenziale collaborazione degli amici Antonio D’Aloja e Andrea Errera, ordinari, rispettivamente di Diritto Costituzionale e di Storia del Diritto italiano nel nostro Ateneo, che vivamente ringrazio.
Secondo quanto ci ha insegnato, quasi duemila anni orsono, nelle sue “Satire” Decimo Giulio Giovenale, se facessimo un rapido sondaggio, è probabile che la maggioranza degli italiani, privilegiando i “circenses”, sarebbe più interessata a una Tavola Rotonda sull’“infortunio” di Memo Remigi (che, durante un programma televisivo, ha lasciato scivolare la sua mano malandrina sul fondoschiena della collega Jessica Morlacchi), che non ai temi di cui oggi discuteremo.
ITALIA A CONFRONTO ha però fra i suoi scopi proprio quello di affrontare le problematiche che, pur fondamentali o comunque rilevanti per la nostra Comunità, vengono ignorate o trattate in modo estremamente semplicistico dai vari talk show, dalla stampa (anche la più accreditata e ritenuta autorevole) e, peggio ancora, dai cosiddetti social.
Affrontare in modo semplicistico questioni complesse significa non solo non aiutare a comprenderle realmente, ma creare “tifoserie”, che si contrappongono in inconcludenti dibattiti, sulla base di banali slogan pseudo ideologici.
Perché dunque questa Tavola Rotonda?
Nei programmi del neo insediato Governo si prevede la trasformazione dell’attuale ordinamento costituzionale da Repubblica parlamentare in Repubblica presidenziale.
Se tali modifiche venissero approvate comporterebbero una vera “rivoluzione” della nostra architettura costituzionale, perché, si dovrebbero modificare oltre l’art. 83 (che – come noto – stabilisce le modalità di elezione del Presidente della Repubblica) e l’art. 87 (che ne disciplina i poteri), tutte le norme direttamente (da 84 a 91, costituenti il titolo II della parte seconda della Carta costituzionale), o indirettamente correlate, essendo necessaria una attenta e ben ponderata rivalutazione del “bilanciamento dei poteri”.
Su questi già estremamente complessi e “delicati” problemi, si innestano poi le ulteriori questioni dovute alla circostanza che, secondo quanto hanno dichiarato autorevoli membri del Governo, la riforma presidenziale dovrebbe procedere di pari passo con quella delle “autonomie regionali differenziate” (con conseguente necessità di revisione anche del Titolo V della Carta Cost.) e, ciliegina sulla torta, della normativa di “Roma Capitale.”
Ma, tornando allo specifico oggetto del nostro convegno, la riforma dell’istituto del Presidente della Repubblica comporterebbe, in primis, la scelta del modello da adottare (presidenziale puro – come ad esempio negli Stati Uniti – o semipresidenziale, come ad esempio nella vicina Francia), con tutte le relative problematiche.
A tali due ipotesi si affianca poi (ovviamente in via alternativa) quella dell’elezione diretta da parte dei cittadini non del Presidente della Repubblica ma del Presidente del Consiglio.
Prima ancora però della scelta del modello, bisogna porsi – a mio avviso – una domanda: è necessaria o quantomeno utile questa riforma che comporta una rivoluzione copernicana del nostro ordinamento?
Se ci si limitasse a considerare il funzionamento del nostro sistema politico, verrebbe da dire senz’altro di sì perché penso siano veramente pochi i cittadini italiani soddisfatti.
Ma cercando di andare un po’ più in profondità, mi pare ci si dovrebbe chiedere se si tratti di una crisi dovuta all’ordinamento positivo, che regola il funzionamento dei Poteri dello Stato, o a una più profonda crisi della politica e della classe dirigente che ci rappresenta.
La mia più che quarantennale esperienza di avvocato mi porta a ricordare che, poiché è pacifico che la Giustizia funziona male, la politica ha creduto e tuttora crede (o forse finge di credere) che i problemi si possano risolvere con una riforma del processo. Le infinite riforme che si sono succedute in questi anni (l’ultima, la riforma Cartabia, è ancora in itinere) hanno però peggiorato la situazione. Il processo è infatti solo uno strumento e si tratta (ed è questo il difficile) di farlo correttamente funzionare, non di ridipingere la facciata dell’edificio, cambiando continuamente le regole del gioco.
Ora, per tornare al tema odierno, siamo sicuri o quantomeno ragionevolmente convinti che una modifica costituzionale in senso presidenziale migliorerebbe il funzionamento del nostro Stato? O il problema non è forse quello della profonda crisi culturale ed etica della politica e dei partiti?
Nella persistente frammentazione dei medesimi partiti, l’istituto del Presidente della Repubblica è stato un punto di equilibrio e ha svolto una funzione positiva o negativa?
E’ però altresì vero che, secondo un’autorevole esegeta della nostra Costituzione, la scelta dei costituenti a favore dell’elezione del Presidente da parte del Parlamento integrato, fu dovuta al fatto che “questo tipo d’elezione era il più adatto al sistema costituzionale che si stava definendo, nel quale apparve subito chiaro che il compito di rendere concreta la sovranità popolare era stato affidato ai partiti.” (Giuliana Giuseppina Carboni)
Ne consegue che, se oggi si ritenesse che i partiti non sono più in grado di rappresentare la sovranità popolare, verrebbe meno il presupposto della scelta a suo tempo operata per l’elezione del presidente.
Sono problemi a cui credo non sia facile dare risposte univoche ed equilibrate.
Questo Convegno si propone peraltro non tanto di dare risposte, ma di fornire a ciascuno di noi strumenti per meglio comprendere la complessità e le conseguenze di una possibile riforma.
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Partiremo con la relazione di Andrea Errera che, nella sua veste di docente di Storia del Diritto Italiano, opererà una sintetica ricostruzione storica dell’istituto presidenziale; passeremo alla prof. Lucia Scaffardi, ordinario di Diritto Pubblico Comparato nella nostra Università, che metterà a confronto come il Presidenzialismo è attuato nei più importanti paesi occidentali; proseguiremo con la relazione del prof. Alfonso Celotto, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Roma Tre, che, essendo stato nominato, proprio nei giorni scorsi, Capo Gabinetto del Ministero delle Riforme, non ci porterà la sua posizione personale, ma ci offrirà una più generale illustrazione delle problematiche. Sarà poi la volta di Antonio D’Aloia, professore ordinario di Diritto Costituzionale in questa Università, che svolgerà le funzioni di moderatore o forse meglio coordinatore e porterà le sue conclusioni finali alla vera e propria Tavola Rotonda, alla quale parteciperanno il prof. Tommaso Frosini, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli; il prof. Luca Mezzetti, Ordinario di Diritto Costituzionale all’Università di Bologna e, collegato da remoto, il prof. Francesco Clementi, ordinario di Diritto Pubblico italiano e comparato all’Università La Sapienza di Roma.
Non dovremo naturalmente meravigliarci se i relatori esprimeranno valutazioni fra loro anche notevolmente difformi, perché è proprio nello spirito della nostra Associazione, mettere a confronto posizioni e visioni culturalmente diverse, arricchendo e stimolando così le nostre conoscenze critiche.


